Enti, istituzioni, associazioni

La nascita dei comuni in Italia


La veloce espansione relativa all’economia che cominciò a partire dalla seconda metà del decimo secolo, incoraggiò la salita al potere ed il consolidamento di nuove categorie di artigiani e di possidenti di terre. Alla conclusione dell’undicesimo secolo poi, spuntarono le prime strutture con nuovi amministratori, i comuni in Italia appunto, in un primo momento temporanei ed organizzati solo da pochi individui, ma che arrivarono molto presto ad essere in grado di imporsi come punto centrale del potere e come unico modello di governo per tutti gli abitanti della città. I comuni in Italia riuscirono subito ad accaparrarsi la stima delle autorità esterne che li dotarono di autogestione burocratica e di esenzioni fiscali.

 

In alcuni territori poi, specialmente quelle sostenuti da un celere accrescimento economico e commerciale, i comuni in Italia raggiunsero oltre all’autonomia, anche un vero e proprio autogoverno come se fossero piccoli stati indipendenti. Nel 1183 con la Pace di Costanza infatti, Federico Barbarossa diede ai comuni in Italia quasi tutte le caratteristiche del potere sovrano, ovvero l’indipendenza legale, il diritto ad avere un ordinamento giuridico indipendente e completi poteri tributari. I comuni in Italia ebbero anche la volontà di allargarsi oltre le mura della città e questa azione di infiltrazione nelle zone limitrofe permise ai comuni in Italia di assoggettare al loro controllo sia gli originari signori del feudalesimo, che le piccole frazioni che vivevano di agricoltura. Ma parallelamente a questa veloce espansione, nel corso del dodicesimo secolo, i comuni in Italia ebbero al loro interno anche aspri combattimenti politici, dovuti al fatto che sull’amministrazione comunale, che era stata per più di cento anni nelle mani di pochi aristocratici, iniziarono a pressare tutte le associazioni del popolo che fino ad allora erano state tenute fuori.

 

Così si verificò un lento ma costante ampliamento del potere politico. Agli organi di giurisdizione ed al consolato, subentrò un funzionario unico, ovvero il podestà, il quale, oltre ad assicurare un governo più potente e saldo, faceva anche da mediatore tra le diverse unioni sociali. L’adunanza dell’arengo venne abolita ed al suo posto sorse un consiglio generale formato da centinaia di partecipanti e capace soprattutto di assicurare un più esteso intervento di tutta la comunità. Il popolo arrivò a guadagnare un’importanza sempre maggiore nella vita dei comuni in Italia ed in alcuni centri abitati si arrivò anche ad una doppia organizzazione di governo, con anche strutture e funzionari popolari, come il capitano del popolo.


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