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Operazione “Criminal Minds”: rinviato a giudizio un investigatore privato


Quattordici i capi di imputazione nell'inchiesta “Criminal Minds”, che vede tra i protagonisti anche un investigatore privato ex poliziotto: l'inchiesta nasce dall'imprenditore Marco Bianchini.

La sua “squadra” aveva: un finanziere, un faccendiere e l'investigatore privato ex poliziotto. Tutto era iniziato nel 2012, quando l'imprenditore veniva arrestato a San Marino.

La prima delle accuse è che l'imprenditore appartenente al colosso Karnak avrebbe chiesto a un'agenzia investigativa di scoprire le nuove idee della concorrenza e di verificare quali pratiche erano a carico della propria azienda da parte degli organi competenti.

Altra accusa è che l'imprenditore, oltre a ingaggiare un investigatore privato, avrebbe costretto alle dimissioni diversi dipendenti: questi avrebbero fatto capire di voler rivelare tutto alle Forze dell'Ordine.

Per non destare sospetti, l'imprenditore (anche con forme di minaccia secondo gli inquirenti) premeva per ottenere le dimissioni direttamente dai dipendenti: sulla carta, erano fuori dall'azienda per “motivi personali”.

Cosa facevano gli altri della banda del Bianchini? L'investigatore privato e il finanziere vendevano informazioni. Niente di male, se non fosse che gran parte di quelle informazioni fosse coperta dal segreto di ufficio, cioè non dovessero essere rivelate fino alla fine del processo.

Per questo, il tutto si svolgeva a S. Marino (così come per l'accusa di aver “coperto” capitali illeciti all'estero). L'imprenditore e i suoi sarebbero anche coinvolti in diversi casi di ricettazione, che avrebbero portato nelle tasche di Bianchini, dell'agenzia investigativa e del finanziere qualcosa come 164 milioni di Euro.

I complici dell'imprenditori sono stati rinviati in giudizio per calunnia: tra i vari “affari” la banda si era inserita nel circuito della droga, accusando poi del reato in sede legale un terzo completamente estraneo.

Il terzo era stato accusato perché l'ex moglie, per liberarsi di lui, aveva chiesto alla banda “un aiuto”. Per essere sicuri che il terzo fosse accusato, l'investigatore privato e il finanziere avevano persino nascosto una finta prova all'interno dell'auto del terzo.

Il rinvio a giudizio pone fine a quella che era una vera e propria “cricca”, che sapeva perfettamente dove mettere le mani tra: tribunali, fascicoli riservati, ricettazione e piccoli affari criminali di qualsiasi genere. Forse è per questo che gli inquirenti hanno chiamato l'operazione “Criminal Minds”!


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