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Inseminazione artificiale: come avviene il prelievo degli ovociti e diagnosi prenatale


Inseminazione artificiale è un termine ormai di uso comune. Ma come si svolge e che relazione ha con la diagnosi prenatale?

L'inseminazione artificiale può avvenire solo se si hanno a disposizione ovociti e spermatozoi sani, dai partner che desiderano avere un figlio ma non riescono naturalmente o da donatori esterni. Si ricorre all'inseminazione artificiale per diversi motivi ma di fondo le procedure e le tecniche di inseminazione con cui avviene l'intervento sono sempre le stesse.
Cosa succede prima dell'impianto? In questa scheda ripercorriamo e chiariamo la fase uno: il prelievo degli ovociti.

Perchè l'inseminazione artificiale possa aver luogo occorre prelevare dalla donna degli ovociti.
Innanzitutto gli ovociti si prelevano soltanto dopo le 36 ore trascorse dall'iniezione dell'ormone gonadotropina corionica che stimola l'ovulazione (che può avvenire anche spontaneamente). Una volta che gli ovociti sono maturati si procede con l'aspirazione per cui non si effettua anestesia, ma si può somministrare un blando sedativo poiché l'operazione non è del tutto indolore o una leggera anestesia locale.

Quindi il chirurgo con un ago preleva transvaginalmente gli ovociti, sotto la guida di un'ecografia vaginale. Il liquido aspirato viene analizzato, al microscopio in laboratorio, subito per controllare che gli ovociti siano pronti per l'intervento che dovranno subire.


L'operazione non necessita di ricovero, dura circa 15 minuti a cui segue un'ora di riposo durante cui si effettuano i controlli sugli ovociti e dopo sono consigliate dalle 24 alle 48 ore di riposo.
Durante l’inseminazione artificiale possono verificarsi perdite ematiche ed incidenti chirurgici ma è abbastanza raro, mentre gli ormoni somministrati possono dar luogo ad effetti collaterali. Nei casi più gravi possono verificarsi: gravidanze multiple o insorgenza di tumori ma anche iperstimolazione ovarica. Ragion per cui è bene fare tutti gli esami di routine prima di sottoporsi all'inseminazione artificiale e valutare attentamente con il proprio ginecologo questo intervento.

Diagnosi prenatale non invasiva e inseminazione artificiale: test di screening

Quando si parla di diagnosi prenatale e test non invasivi, s'intendono esami che non prevedono tecniche invasive ma ecografie o prelievi del sangue o di ormoni. Nessuna complicazione e nessun rischio di aborto. Questi sono molto importanti durante i monitoraggi delle procedure di inseminaizone artificiale.

Sono affidabili? Hanno un margine di errore come tutti i test, ma non sono tutti uguali.
Vediamo tre tipi di test non invasivi.

La traslucenza nucale è una delle più praticate fra le diagnosi prenatale, si esegue fra l’undicesima e la quattordicesima settimana. In questo esame viene analizzato l'ispessimento retronucale (raccolta di liquido) fisiologico nel feto (traslucenza nucale appunto). Maggiore è l'isspessimento più alte sono le possibilità che il feto presenti anomalie genetiche, identifica quindi:  trisomia 21 (sindrome di Down) o trisomia 18 (sindrome di Edwards). L'attendibilità del test è del 80%.

Il duo test, si esegue tra l’undicesima e la quattordicesima settimana. Si prelevano dal sangue materno due due proteine placentari:  la PAPP-A (Pregnancy associated plasma protein, ovvero la proteina associata alla gravidanza) e la frazione libera della Bhcg (gonadotropina corionica), un software poi fa il calcolo delle probabilità. Solitamente questo test si associa ad un esame ecografico (translucenza nucale). Anche con questo si mira a sapere se il feto è affetto da da anomalie cromosomiche.  Attendibile al 80-90%.

Il tri test: si esegue: tra la quindicesima e la diciassettesima settimana. Avviene tramite un prelievo di sangue, da cui si analizzano tre valori: l’alfafetoproteina (valore biochimico utilizzato nello screening della spina bifida), l’estriolo libero e le Bhcg. Le probabilità si calcolano anche in base all'età materna. Il tri test come le precedenti diagnosi prenatale ha il fine di scoprire anomalie cromosomiche. Essendo l'attendibilità del 60% è uno dei test meno eseguiti e consigliati.
Queste diagnosi prenatale non sono assolutamente obbligatorie ma spesso molto utili nell’iter di inseminazione artificiale, se la madre ha più di 35 anni, ha già avuto figli con anomalie genetiche e ritardi mentali o aborti, o i coniugi hanno parenti o sono portatori sani di malattie ereditarie o ancora la madre contrae un virus contagioso sarebbe bene eseguirli.


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