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Il contratto di convivenza; una svolta nel diritto civile


Come possiamo definire ed inquadrare la convivenza alla luce dei significativi cambiamenti che stanno avvenendo nella società attuale? Perché, sempre più spesso, le coppie decidono di non sposarsi? Quali sono gli aspetti da discutere in merito? Per rispondere a tali interrogativi di scottante attualità, è opportuno fare alcune importantissime riflessioni.

Per molti, come per le coppie dello stesso sesso, essa costituisce una vera e propria necessità da perseguire, in quanto non esistono forme ufficiali alternative di vivere insieme. Per altri, costituisce una libera scelta, come una sorta di eccezione al vincolo matrimoniale. Sempre più spesso, le coppie decidono di non contrarre matrimonio e di iniziare una forma di vivere comune dopo, ad esempio, un lungo periodo di fidanzamento o magari perché decidono di spostarsi fuori per motivi lavorativi e di iniziare a convivere.

Ma recenti indagini statistiche, stanno portando alla luce dati altamente significativi, che testimoniano una vera e propria evoluzione della nostra società. E’ di pochi giorni la notizia che dal 2 dicembre del corrente anno, sarà possibile ottenere, alla presenza di un notaio, i cosiddetti contratti convivenza, acclamati da sostenitori come una vera e propria svolta, in quanto diritti primi negati, ora diventano pienamente riconosciuti.

Già prima di questi, molti comuni italiani, hanno adottato il registro delle unioni civili, per poter tutelare le unioni naturali: il registro conserva un valore puramente simbolico, a discrezione dello stesso comune che può, tuttora, aggiungere dei diritti effettivi, come la possibilità di richiedere un alloggio popolare.

La convivenza, come il matrimonio, suggella la scelta di vita tra due persone, che decidono volontariamente di vivere insieme e condividere alcuni aspetti fondamentali del vivere quotidiano: dalla spesa ai compiti domestici, badando bene a rispettare la persona che si ha al proprio fianco.

Essa si è affermata già a partire dagli anni Settanta-Ottanta, anni in cui accanto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio civile e religioso, e dopo l’approvazione e l’entrata in vigore di alcune leggi, come quella sul divorzio, si affermavano altre modalità di vivere comune, la convivenza appunto.


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